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King Crimson

In the Court of the Crimson King

Probabilmente una delle più sorprendenti trasformazioni nella storia della musica pop è avvenuta tra il 1968 e il 1969, quando l’eccentrico trio britannico “Giles, Giles & Fripp” di Micheale Giles (batteria), Peter Giles (basso) e Robert Fripp (chitarra) quasi da un giorno all’altro si è trasformato nel mostro progressive dei King Crimson.
Naturalmente, nel 1968, per non parlare del 1969, il progressive pop music , che integrava le forme, gli accordi e le tecniche della musica classica, jazz e orientale, non era già nulla di nuovo e i King Crimson avevano i loro precursori come i Moody Blues, Procol Harum e Nice. Ma non direi che la progressive music abbia avuto un rappresentante così appariscente prima che “In the Court of the Crimson King” uscisse e catturasse l’attenzione di tutti.

La formazione originale assemblata per il loro primo album includeva: Robert Fripp (chitarra), Greg Lake (basso, voce), Ian Macdonald (flauto, sassofono, clarinetto, vibrafono, tastiere, mellotron, voce), Michael Giles (batteria, percussioni, voce), Peter Sinfield (testi). La prima collaborazione della band con il produttore dei Moody Blues Tony Clarke non ebbe successo, e alla fine Fripp prese le cose nelle sue mani, dove sarebbero rimaste per sempre da quel momento in poi.
Anche se non tutta la ricezione era favorevole all’epoca, l’anno successivo fu pubblicato  “In The Wake Of Poseidon”. Si rivelarono così ancora gli album di maggior successo commerciale di sempre e ancora più importante, però, senza questo album non ci sarebbero stati gli Yes, ELP, Genesis … beh, almeno probabilmente non il modo in cui li conosciamo, dal momento che tutti questi ragazzi devono un enorme debito a Crimson King . È abbastanza ironico che lo stesso Fripp, avendo iniziato questa attività, abbia spostato molto rapidamente gli ingranaggi virando nel 1973 in una direzione completamente diversa dalle normali persone “symph-prog” – un atto che ha salvato la reputazione dei King Crimson conservandoli come una delle pochissime “prog band” che potevano ancora ricavarne una bella parola o due dalla critica rock tradizionale.
In the court of the Crimson King esce nel 1969 inserendosi a pieno titolo nel nascente filone del progressive-rock.
La cosa che colpisce prima di tutte è la splendida e bizzarra copertina di Barry Godber (1946-1970), scomparso pochi mesi dopo la pubblicazione dell’album.
Forti della nuova scoperta musicale del mellotron fondono le influenze classiche con quelle psichedeliche dando vita ad uno stile maestoso, visionario, esotico, che non aveva precedenti nella musica di allora. Uno stile condito da forti tinte romantiche e influenzato dalle varianti jazz operate da Fripp, che si rivelerà poi una delle più grandi intelligenze musicali della storia del rock.
L’album si apre con 21st Century Schizoid Man, una composizione estremamente frenetica, al limite del Free Jazz e dell’Hard Rock; uno dei migliori pezzi della storia del Rock. Greg Lake grida (chiaro il riferimento all’uomo urlante in copertina, del quale seguiremo il tormentato viaggio all’interno della propria coscienza) una profezia apocalittica: “Death seed blind man’s greed / Poets’ starving children bleed / Nothing he’s got he really needs / Twenty first century schizoid man”. Un’evidente critica alla società di fine anni ’60, le cui debolezze si faranno sentire anche nel ventunesimo secolo; una formula, quella della critica ad una società in piena decadenza culturale, che sarà di moda negli anni a venire, fino ad essere abusata da alcuni gruppi impegnati politicamente, che tuttavia non riusciranno a raggiungere il lirismo proprio di Peter Sinfield (autore dei testi). Michael Giles compie un lavoro magistrale, impressionante nella sua precisione ed intelligenza compositiva. Neil Peart (Rush), in 2112, riuscirà a raggiungere un risultato simile (non a caso è uno dei migliori al mondo dietro le pelli).
La fine di 21st Century Schizoid Man si incastra perfettamente con il pezzo successivo, I Talk To The Wind, onirico e sognante, impregnato di un’atmosfera assolutamente surreale. Il flauto di McDonald ci regala emozioni uniche, e Lake è espressivo come non mai: nell’intero album, dal punto di vista prettamente vocale, questo è la canzone più riuscita.
Epitaph è, come da titolo, uno struggente epitaffio. Il testo ha un significato fortemente allegorico: infatti non è solo l’Uomo in copertina a gridare, a disperarsi, a scrivere l’epitaffio, ma l’intera umanità. La tristezza è palpabile, la voce di Lake si spegne lentamente, tutto intorno all’ascoltatore tace, il mondo si ferma di colpo. Questo è il picco emotivo dell’intero album, anche noi ci uniamo al sussurro dell’Uomo, ormai senza speranza: “Confusion will be my epitaph / As i crawl a cracked and broken path / If we make it we can all sit back and laugh / But I fear tomorrow I’ll be crying / Yes I fear tomorrow I’ll be crying.”.
Quando sembra che niente ci possa più risollevare, ora che ci siamo mimetizzati nella disperazione dell’uomo, ecco che le atmosfere eteree di Moonchild ci risvegliano, anche se solo in parte. La tensione è ancora alta, e siamo consapevoli che questa è solo una canzone di passaggio verso l’atto finale. Anche l’Uomo lo sa, ma rimane incantato dalla bellezza della bambina della luna, che lo accoglie e lo ammalia alle porte della corte del Re Cremisi. I musicisti qui si danno all’improvvisazione, vicina al Free Jazz, anche se in un modo diverso rispetto alla prima traccia: qui c’è più melodia. La voce di Lake si fa un sussurro. Siamo pronti per l’atto finale. Siamo pronti ad entrare alla corte del Re Cremisi.

In The Court Of The Crimson King si conclude così, con un pezzo nervoso ed ossessivo. Gli occhi dell’Uomo ora ci guardano con più tranquillità: egli è inconsciamente più felice, senza un motivo preciso. Ci siamo lasciati trasportare dalle emozioni in un sogno che prima poi avrà una fine; ma c’è ancora tempo per uno strepitoso assolo di McDonald, commovente, da lacrime agli occhi. Niente in confronto alla delusione che ci attanaglia quando gli ultimi suoni, tenaci, che ci vogliono nuovamente trascinare dentro ad un modo parallelo, che non esiste, si spengono, fiochi. Il viaggio è finito. Il sogno è finito. Siamo usciti dalla corte del Re Cremisi.

Tracks Listing

01. 21st Century Schizoid Man (including Mirrors)
02. I Talk To The Wind
03. Epitaph (Including March For No Reason And Tomorrow)
04. Moonchild (including The Dream and The Illusion)
05. The Court Of The Crimson King
(including: The Return of the Fire Witch / The Dance of the Puppets)

Line-up / Musicians
Robert Fripp – chitarra
Ian McDonald – flauto, sassofono, clarinetto, vibrafono, tastiere, mellotron, voce
Greg Lake – basso, voce
Michael Giles – batteria, percussioni, voce
Peter Sinfield – testi

Oscar Adinolfi

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