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Jazz-rock fusion e Tony Williams Lifetime: Turn it over

Una pietra miliare del progressive jazz britannico

Turn it over

Turn It Over, registrato nel 1970, è uno degli album più intensi della prima fusione jazz-rock.  È più orientato al rock rispetto ad Emergency! del 1969, e l’aggiunta di Jack Bruce,  accanto al chitarrista John McLaughlin, fa di questo una pietra miliare del progressive jazz britannico. Il difetto principale dell’album è che a differenza dell’espansivo doppio album Emergency!, queste dieci canzoni sono strettamente costruite in forme pop-song, solo “Once I Loved” di Antônio Carlos Jobim rompe il marchio dei cinque minuti. Questo è particolarmente frustrante dal momento che pezzi come la doppia parte di “To Whom It May Concern” presentano alcuni assoli in sospeso (specialmente da McLaughlin e dall’organista Larry Young, l’arma segreta del gruppo). Ampliato in un doppio album, Turn It Over probabilmente supererebbe Emergency! come una pionieristica fusione jazz-rock; così com’è, è una sessione eccitante ma leggermente esasperante. Questa registrazione cattura molto di quell’eccitazione in modo molto vivido, così come le voci meno convincenti di Tony (avrebbe dovuto lasciare il canto a Jack Bruce). A parte il canto, le esibizioni strumentali sono trascendenti.

Tony Williams Lifetime è stata la band che ha aderito di più al rock.
Il basso di Bruce si prende il compito di evidenziare Young, permettendo all’organista di aprirsi di più. Questo album è stato la vera creazione di quello che ora conosciamo come “Jazz Fusion”. L’album è pensato per suonare ad un volume piuttosto alto. La band brilla in “To Whom It May Concern (Pt 1 & 2)” (Chick Corea), “Big Nick” (Coltrane), “Once I Loved” (l’organo di Young mostra una versione spettrale di questo classico), “Vuelta Abajo” è una melodia energica rock / jazz.

Tony Williams

Nato e cresciuto a Boston, il batterista Tony Williams (1945) si trasferì a New York nel 1962, appena diciassettenne. Qui fu immediatamente assoldato da Miles Davis per Seven Steps to Heaven (1963).  Dopo aver suonato in Out to Lunch di Eric Dolphy (1964), Williams divenne il batterista di fiducia di Davis, divulgando il suo particolare stile che si basava sulla confluenza tra precisione ritmica tradizionale e free drumming avanguardistico e che mescolava uniformemente poliritmi e misure variabili.

Allo stesso tempo registrò una pietra miliare della musica jazz basata sulla batteria, Life Time (agosto 1964), che rivelò la sua abilità anche come compositore. In Memory, una jam informale di otto minuti con il vibrafonista Bobby Hutcherson ed il pianista Herbie Hancock, e soprattutto nei 19 minuti della suite in due parti Two Pieces of One in quartetto con il sassofonista Sam Rivers e due bassisti, Williams fece sfoggio delle sue abilità nella fusione di stili e stati d’animo diversi. Lo stesso territorio al confine tra la musica di Miles Davis ed il free jazz venne esplorato in Spring (agosto 1965) con un supergruppo formato da Herbie Hancock, i sassofonisti Wayne Shorter e Sam Rivers e il bassista Gary Peacock, attraverso composizioni più intricate (Extras, Love Song, Tee). Nel frattempo il suo stile si era evoluto incorporando una serie di acrobazie volte a utilizzare ogni parte dello strumento e perfezionare la qualità strutturale del pezzo (l’idea di Davis, dopo tutto).

Dopo aver lasciato Davis nel 1969, Williams forma il gruppo jazz-rock Lifetime, un trio con l’organista Larry Young e il chitarrista John McLaughlin. Il loro album di debutto fu il doppio LP Emergency! (maggio 1969), il cui genere fu praticamente determinato dai pezzi Emergency, Beyond Games e Sangria for Three dello stesso Williams e da Where and Spectrum di McLaughlin, pezzi che erano al contempo intensi, espressivi e romantici. L’aggiunta del bassista e vocalista  Jack Bruce lo fa oscillare verso la musica leggera con Turn It Over (luglio 1970) ma Williams riacquista presto il controllo delle composizioni e torna al jazz-rock con Ego (marzo 1971), un album completamente diverso che presentava un’intrigante fusione di elementi psychedelic-rock e free jazz (Lonesome Wells, ancora una volta cantata da Bruce e The Urchins of Shermese).

Dopo la partenza di McLaughlin e la pubblicazione di un poco convincente The Old Bum’s Rush (1972) nel quale dava enfasi a voce e tastiere elettroniche, Williams ripensa Life Time con un quartetto di basso, chitarra e tastiere. Momento clou di Believe It (luglio 1975) e di Million Dollar Legs (giugno 1976) è l’incendiaria performance del chitarrista rock britannico Allan Holdsworth (praticamente un John Coltrane della chitarra). Rispetto alla prima versione, un energico album strumentale (specialmente Fred, noto anche come Kinder), quest’ultimo rompe l’incantesimo a causa dell’aggiunta della voce e di un’atmosfera molto più rilassata. Williams aveva chiaramente perso la sua ispirazione, finendo con il mediocre rhythm’n’blues di The Joy Of Flying (settembre 1978), malgrado un ispirato duetto con Cecil Taylor.

Dopo Third Plane (luglio 1977), in trio con Hancock e il bassista Ron Carter (che comprendeva Lawra), Williams non pubblica più alcun album sotto il suo nome fino a Foreign Intrigue (giugno 1985), con il pezzo rappresentativo Sister Cheryl, il preambolo al quintetto di bop duro vecchio stile formato dal pianista Mulgrew Miller e il trombettista Wallace Roney con il quale registra Civilization (novembre 1986), un classico del genere (con Geo Rose, Ancient Eyes, Warriors, Civilization, Mutants on the Beach, Citadel), Angel Street (aprile 1988), Native Heart (settembre 1989) e The Story of Neptune (dicembre 1991), con la suite in tre movimenti Neptune. Questi album evidenziano la sua abilità a comporre musica moderna seppur tradizionale e (forse troppo spesso) il suo stile ampolloso.

Il progetto successivo fu un nuovo quintetto con il sax tenore di Michael Brecker, il chitarrista Pat Metheny, il pianista Herbie Hancock e il bassista Stanley Clarke con i quali registra Wildnerness (dicembre 1995), con i pezzi neoclassici Wilderness Rising e Chinatown e The Night You Were Born di Metheny.

Williams conclude la sua carriera con un album di standards, Young at Heart (october 1996) e muore nel 1997 di un attacco di cuore.

Jazz-rock fusion: The Tony Williams lifetime_copertina del disco Turn it over
Copertina del disco TURN IT OVER

Tracklist

01.To Whom It May Concern – Them
02.To Whom It May Concern – Us
03. This Night This Song
04. Big Nick
05. Right On
06. Once I Loved
07. Vuelta Abajo
08. A Famous Blues
09. Allah Be Praised
10. One Word

Line-up

John McLaughlin (chitarra)
Jack Bruce (basso, voce)
Larry Young (organo)
Tony Williams (batteria, voce)

Oscar Adinolfi

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