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Tendenza

Orti Urbani in Campania: grande esempio il Parco di Pontecagnano

Fondi pubblici ben spesi

18 novembre 2014

Pontecagnano, Salerno- Gli anziani insegnano ai giovani a coltivare la terra, i giovani ricambiano fornendo i rudimenti  della comunicazione digitale. Accade a Pontecagnano Faiano, in provincia di Salerno, dove lo splendido Parco archeologico (al quale è stato aggiunto il prefisso “eco”, secondo l’Ocse fra i migliori d’Europa) ospita ben 65 orti da circa 100 metri quadri l’uno affidati ad altrettanti pensionati, oltre ad un “ortone comunitario” di circa mille. Il progetto è stato lanciato nel 2001 da Legambiente Campania ed ha fatto scuola. Tre anni fa, infatti, su proposta dei volontari del Cigno, la Regione Campania ha finanziato un bando, destinato ai piani di zona,   per l’inclusione sociale con un obiettivo ambizioso: creare migliaia di appezzamenti per l’autoconsumo in diversi comuni della regione. «La nostra è una delle prime e più significative esperienze in Italia di questo genere che coinvolge già oggi le località di Eboli e Succivo, nel segno delle relazioni intergenerazionali, della tutela del territorio e della coltivazione biologica»  spiega Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania. E i risultati si colgono, oltre che nelle varietà dei prodotti, nelle parole di quanti s’impegnano in questa attività: «La vita per me ha preso una piega diversa da quando posso coltivare il mio pezzo di terra, dare alla mia famiglia e ai miei amici la possibilità di nutrirsi di cibi sani – confessa Antonio Iovine, fra gli ortolani di Pontecagnano –  Ma soprattutto c’è modo di stare in compagnia, parlare fra noi e darci una mano, ricordare i tempi andati sentendoci utili ancora oggi». Le storie che si ascoltano fra gli orti del Parco, circa 22 ettari di verde (che fanno da cornice ad un importante museo nazionale dedicato agli “Etruschi di frontiera”, ovvero a quelli che si spinsero più a sud, fino ad incontrare i greci di Paestum e Velia), un tempo inaccessibili e a rischio di vandalizzazione, sono molte: «Abbiamo accolto la possibilità che ci ha dato Legambiente come una benedizione – dicono senza mezzi termini i fratelli Alfonso e Rocco Volpe – Siamo stati operai per tutta la vita, sempre chiusi in fabbrica, adesso ci godiamo il sole e l’aria fresca insieme ai nostri familiari che vengono a passare molte ore con noi, soprattutto nei giorni della semina e del raccolto».

 

 

Non a caso, fra gli obiettivi della campagna c’è quello di migliorare le relazioni fra le persone, le risorse naturali e il territorio: «Cerchiamo di realizzare delle azioni concrete per ridurre la quota personale di inquinamento e diminuire la dipendenza dall’industria del cibo, provando a dare corpo al nostro modo di pensare ai risparmi energetici e alla valorizzazione delle tipicità locali» esplicita Peppe Mancini, fra gli animatori di questa iniziativa e responsabile dell’area. Anche altrove il lavoro negli orti tiene insieme riqualificazione del territorio e coesione sociale: ad Eboli, le coltivazioni si realizzano in un’area del Comune, interamente ripulita e bonificata, dove si applica l’Horticultural Therapy insieme a persone con disabilità fisiche e psichiche. A Succivo, invece,  il casale di Teverolaccio, uno splendido edificio del ‘600, in via di ristrutturazione grazie ad un progetto di Legambiente, finanziato dalla Fondazione con il sud, ospita 18 orti sociali e didattici, il frutteto e il giardino dei sensi accogliendo, durante l’estate, la manifestazione Festambiente Terra Felix, con tanto di spettacoli teatrali, musica, mostre e gastronomia locale.  Ma un aspetto inedito di questa esperienza sta nel  progetto Nonnet, promosso da Legambiente insieme alla Fondazione Mondo Digitale, grazie al quale gli studenti campani diventano tutor degli Over 60 nell’alfabetizzazione informatica condividendo attraverso le “Ortoline”, vale a dire degli spazi in rete dedicati allo scambio di esperienze, le tecniche più avanzate per la coltivazione biologica. «Vogliamo seminare innovazione, andare oltre gli aspetti ricreativi e immaginare una nuova socialità che proietti nel futuro i saperi tradizionali – conclude Michele Buonomo – I prossimi orti sociali sorgeranno a Cava de’ Tirreni, Tramonti e Minori,  Baronissi e Sala Consilina, Benevento e Villaricca, puntiamo a costruire una rete di almeno duemila orti in tutta la regione per favorire il radicamento e l’economia dei territori». Ma non è tutto: sono già in cantiere progetti per estendere l’esperienza  agli  “orti della dieta mediterranea”,  da realizzarsi  nel Parco nazionale del Cilento e gli “orti divini” nell’incantevole scenario della Costiera amalfitana.

Maria Rosaria Voccia 

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