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Riflessioni sul Decreto Legge in materia di incendi boschivi

 

31 ottobre 2021 – Il Parlamento sta per convertire in legge il decreto in materia di incendi boschivi.

Con tale decreto si stanziano 40 milioni di euro in favore dell’Arma dei carabinieri e dei Vigili del fuoco per l’acquisto di droni e mezzi aerei e zero euro per la prevenzione in favore della Direzione generale delle foreste.

In pratica, con questo decreto si mettono delle pezze inutili alla riforma Madia che ha soppresso la Forestale e si aumenta la spesa pubblica destinata agli incendi boschivi.

Chiariamo subito un concetto.
Gli incendi boschivi in Italia ci sono sempre stati. D’estate ha sempre fatto caldo. Anche gli incendiari ci sono sempre stati.
I cambiamenti climatici, da molti invocati e che si conoscono da 30 anni, c’entrano relativamente poco con gli incendi.

Ciò che è cambiato è la macchina operativa preposta agli incendi boschivi.

Ciò che è cambiato è che non esiste più il Corpo forestale dello Stato soppresso dal Governo Renzi con la riforma Madia che lo ha smembrato in cinque Corpi ed Enti dello Stato che non dialogano tra loro.

Riforma Madia che in modo illogico ha trasferito le competenze della Forestale sugli incendi boschivi ai Vigili del fuoco, ma ha assegnato quasi tutto il personale, i mezzi, le caserme e metà flotta elicotteristica all’Arma dei carabinieri, che per legge non può intervenire sugli incendi.

Per effetto della riforma Madia tutti i forestali transitati nell’Arma, nella Polizia, nella Finanza e nella Direzione generale delle foreste non possono più intervenire sugli incendi.
Gli elicotteri della Forestale assegnati all’Arma non spengono più gli incendi.

Prima, con l’organizzazione operativa del Corpo forestale, per ogni incendio bruciavano mediamente 7 ettari di bosco e ora, senza la Forestale, ne vanno a fuoco in media 19 ettari per singolo incendio.

Prima con la Forestale gli incendi venivano spenti in giornata.
Oggi assistiamo a incendi boschivi fuori controllo per 4 – 5 giorni, che bruciano centinaia di ettari di bosco in più.

E’ per questo motivo che siamo arrivati ad aver perso quasi 200.000 ettari di bosco nei primi dieci mesi dell’anno.
Con la Forestale, invece, bruciavano mediamente 50.000 ettari di bosco l’anno.

Il Corpo forestale era capillare sul territorio con i suoi 1.150 comandi stazione; i Vigili del fuoco si trovano solo nelle città e quindi impiegano tempo per arrivare sull’incendio.

I forestali conoscevano il loro territorio palmo a palmo. I vigili del fuoco no e quindi perdono ulteriore tempo per arrivare sul fronte delle fiamme perché non conoscono le strade forestali per arrivarci.

Un’altra differenza tra prima e adesso è il ruolo del DOS – Direttore delle Operazioni di Spegnimento, figura centrale che coordina tutti gli uomini e i mezzi intervenuti sul fronte dell’incendio, valuta e richiede l’intervento aereo.

Nel Corpo forestale c’erano 3 – 4 DOS per ciascuno dei 1.150 Comandi stazione forestali. Si trovavano già sul posto e conoscevano sia il territorio di loro competenza che le squadre a terra dei volontari di protezione civile.

Ciò non accade nei Vigili del fuoco: ne hanno pochi, vengono dalle città, non conoscono il patrimonio forestale a loro affidato e interagiscono poco con i volontari.

Poi c’è l’aspetto cruciale dello smantellamento della flotta aerea della Forestale, smembrata tra i Carabinieri, che non intervengono più sugli incendi, e i Vigili del fuoco.

Era la flotta elicotteristica per l’anti incendio boschivo più grande ed efficiente d’Europa ed era formata da 36 elicotteri.

Tolti i 18 elicotteri assegnati ai Carabinieri che non volano più sui roghi, i Vigili del fuoco riescono a tenere operativi per gli incendi boschivi soltanto 3 elicotteri al giorno.

Di conseguenza le Regioni, che prima si affidavano in convenzione alla flotta aerea della Forestale, sono state costrette a supplire alla mancanza di elicotteri attraverso l’affidamento del servizio aereo di spegnimento a società private, con conseguente aumento della spesa pubblica.

Senza contare che in tal modo più il bosco brucia, più ore di volo si fatturano e più le ditte private guadagnano.

Oppure il contrario. Alcune regioni per evitare questo sistema hanno fatto gare di appalto al ribasso.

La regione paga un tot fisso indipendentemente dagli incendi avvenuti. Conseguentemente la società privata per rientrare nelle spese è costretta a ridurre le ore di volo, effettuando meno lanci di acqua o lasciando l’incendio ancora in atto, giustificando l’abbandono per improvvise anomalie al mezzo.

Inoltre, è illogico, oltrechè dispendioso, che i Canadair, di proprietà dello Stato, vengano gestiti da ditte private che traggono profitti enormi dagli incendi boschivi.

Ogni ora di volo di un Canadair costa allo Stato mediamente 13.000 euro.

Ed ecco spiegato perché ora la bonifica degli incendi non si esegue più da terra con pale e flabelli, ma si fa impiegando Canadair che per giorni sganciano dall’alto acqua. E spesso sguanciano acqua salata prelevata dal mare che secca per decenni il suolo forestale (Sic!).

Prima il Corpo forestale gestiva l’intera filiera dell’anti incendio boschivo: dalla prevenzione alla lotta attiva alle fiamme, dalla formazione degli operatori (volontari compresi) alla repressione penale del reato o al numero di emergenza 1515.

Ora è tutto frammentato e disperso e soprattutto gli 8.000 forestali transitati nell’Arma, nei Ministeri, nella Polizia e nella Finanza non intervengono più nella lotta attiva agli incendi.

La soluzione è l’immediato ripristino della Forestale ad ordinamento civile, la ricomposizione di tutte le sue funzioni e risorse in unico Corpo, oggi smembrate in cinque diversi enti dello Stato.

A tal fine si rammenta che in Parlamento sono stati presentati ben sei progetti di legge sul ripristino della Forestale ad ordinamento civile, tre dei quali scritti con il contributo della tenace Federazione Rinascita Forestale e Ambientale.

In particolare, si evidenzia che il progetto di legge su cui si è registrato maggiore consenso politico è quello presentato dall’On.le Maurizio Cattoi che prevede l’istituzione di una nuova Polizia forestale e ambientale all’interno della Polizia di Stato, intesa come una nuova specialità al pari della Stradale o della Ferroviaria.

Il ripristino della Forestale deve essere immediato per porre fine il prima possibile ai tanti guasti creati dalla riforma Madia.

Quello della riforma Madia è infatti un bilancio impietoso. Il patrimonio forestale nazionale è sotto attacco, continua a bruciare, a essere oggetto di tagli illegali, di azioni di bracconaggio, di pascolo abusivo, di sversamenti e di scempi ambientali.

I tanto decantati risparmi previsti dalla Madia se ne sono andati in fumo insieme ai boschi bruciati.

Per non parlare poi dei danni ambientali, difficilmente quantificabili, dovuti agli habitat naturali distrutti, al paesaggio sfregiato, alla fauna selvatica morta e ai servizi ecosistemici del bosco compromessi per decenni.

Alessandro Cerofolini
Ex Dirigente Corpo Forestale dello Stato

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